Ho compiuto alcune scelte, a parte quelle palesemente sciocche altre cominciano a delinearsi come corrette….come le UNICHE possibili, le uniche calate a conseguenza di un modo di essere. Resta quindi il giudizio finale: assolversi per stupida arroganza, per mediocre pietismo o riconoscersi per quello che si è sempre stati? Ammettere il proprio divenire, studiarne le discordanze che, un tempo furiose, oggi si incasellano nella loro esatta posizione: una presenza che non ha bisogno di alcuna specificazione…un dato di fatto senza nemmeno l’opzione del “prendere o lasciare”?
mercoledì 26 febbraio 2025
martedì 25 febbraio 2025
Uno spazio che mi somigli
In tutti questi anni ho aperto una decina di Blog,
uno per ogni faccia del mia personalità,
il risultato finale è stata la mia scomparsa come blogger, l’annullamento di ogni traccia e di ogni possibile riferimento.
Non si può essere accettati se non ci si accetta,
non esiste un luogo dove poter posare i propri umori più intimi se non nel segreto della propria coscienza:
il contatto con il diverso da noi ci cambia, il timore di non essere accettati ci spinge a continui aggiustamenti.
Quello che ho scritto in più di 7 anni doveva spargersi
in un gran numero di volti fittizi
per poter essere accettato,
questo è quel che ho creduto finora e così l’imprimatur di libertà ed espressività di un blog me lo sono negato fino ad oggi,
consegnando ad improbabili testimoni il senso vero e UNITARIO di ciò che scrivo
e sono.
Non ho mai fatto poca fatica a realizzare, seppur in termini elementari, uno spazio che finalmente mi somigliasse.
domenica 23 febbraio 2025
Papà
Mio padre c’è stato in modo imponente, nel bene e nel male era uno di quei vecchi siciliani che ti attraversano da parte con lo sguardo, uomo che ti imponeva delle scelte anche nel linguaggio e mi ha costretto a combattere per le mie diverse dalle sue… la lontananza che spacciamo per reciproca conoscenza! Ci sono due post che da soli sarebbero esaustivi per il senso della mia vita e della mia scrittura. Uno è questo. Mio padre non lo avrebbe disdegnato perchè è breve e asciutto, avremmo poi litigato come sempre su tutto il resto, s u questa sciocca esibizione del privato e sulla blogosfera in generale. Non ho più nessuno con cui litigare così. Ci sono sedie che restano vuote in modo definito e una parte di noi con esse.
sabato 22 febbraio 2025
LA DIFFERENZA
A vent’anni non puoi trascorrere la tua vita appoggiato a un legno, hai bisogno d’altro senti lo stimolo di altre cose, c’è il sesso e il suo profumo… ci sono le donne, l’altra faccia del pianeta. A ventanni dimentichi e bruci in fretta. Per qualche strano motivo, in un primo periodo, anche le donne furono intrise dal gusto del politico e dell’impegno ideologico, ma fu una stagione breve e convulsa troppo lontana dalla mia indole e dalle mie aspettative. Di fatto si era venuta a creare una situazione particolare, una specie di “ombrello” protettivo sotto cui riparare anche i sentimenti privati, un imprimatur laico senza il cui bollino le dinamiche sentimentali perdevano dignità. Una sciocchezza terribile e, come tale, rigettata da me in breve tempo. Ma il rigetto cominciò a segnare anche il mio distacco dalla routine dell’impegno politico e ideologico all’interno del movimento; quello che io credevo impossibile si ripresentava, sotto altre vesti, davanti ai miei occhi. Affermare e chiedere l’alternativa, l’autocritica, scelte diverse, democrazia e libertà di pensiero pian piano diventò solo un’affermazione “di merito” sciatta e senza vita. Insomma il fascismo di cui ci riempivamo la bocca nelle assemblee e nei cortei e la violenza che dicevamo di voler combattere noi l’applicammo in toto nel nostro modo di agire. Il segreto era non pensarci, non pensare e fare, nessuna riflessione fuori dagli schemi e, soprattutto, dalle sentinelle vigili accanto a noi, pronte a controllare e redarguire tuoi eventuali cedimenti. Nella Milano del 1970 io camminavo su un’asse di equilibrio sottilissima: al di qua e al di là non c’era nulla che io amassi veramente, nulla di cui potermi fidare ciecamente, c’ero solo io e la mia asse di equilibrio.
Dei miei compagni di strada sta svanendo anche il nome: dalla primavera del 69 ad ora delle loro traiettorie è restata solo una scia indistinta Ne scrivo per questo, per fare la differenza. Ma allora e per un po’ di anni ancora io parlavo e basta, scrivere era solo un voto alto in pagella. Mia madre conservava i temi che facevo: li metteva in una cartelletta verde che nascondeva gelosamente.
Le chiesi un giorno perchè lo facesse e mi rispose: “ Perchè ciò che si scrive è una persona, è il suo spirito”, poi mi baciò e tanto mi bastò. Per lungo tempo.
Fu Tiziana dai capelli rossi a spiegarmi la differenza…e la sua spiegazione mi parve molto diversa da quella di mia madre e mi piacque di più. Oggi so che erano la medesima cosa… Poca gente nella biblioteca d’istituto. Meglio, questa non sarà mai un’alcova però una stanza larga e quasi vuota è un buon palcoscenico. Oggi glielo dico, oggi o mai più. Chi se ne frega della ricerca di storia…è bellissima, la gonna a quadri chiusa da una enorme spilla d’oro e le sue gambe e il suo profumo leggermente speziato. Invade i miei sogni da mesi, non ho più una notte ristoratrice da quando la testa si è inceppata su di lei: quindi oggi glielo dico per non impazzire e non dichiararmi sconfitto davanti alle masturbazioni mentali e non. Ha già preso i testi e mi guarda, io sto fermo come un cretino a osservarla come un’opera d’arte. – Enzo me la dai una mano a portare questi libroni sulla scrivania o devo fare tutto da sola? – Eh…certo. Scusa Li prendo in fretta tutti, manco fossi un fusto da olimpiadi del sollevamento pesi…e cascano tutti fragorosamente a terra. Inevitabile, un classico che si ripete. Ma come faccio ad essere così? -Madonna che casino…si sono rovinati? – No, non mi sembra. Dai tiriamoli su e basta. E’ mentre li posiamo sulla scrivania che sei troppo vicina per respirare, è adesso che ti prendo la mano e ti dico:
“Tiziana ti amo”. La voce non sembra la mia eppure l’ho usata senza pensarci; è una voce da uomo che stona nel mio corpo da adolescente affannato. Ti giri, non parli. Mi guardi senza fretta. Qui niente e nessuno ha fretta. Mi guardi e io non riesco a smettere di bere i tuoi occhi… Era il primo anno di liceo classico quando una ragazza mi rivelò il mistero del parlare e dello scrivere: io le dissi ti amo, lei si avvicinò e si mise un po’ di sbieco affinché potessi ammirare la lunghezza delle sue ciglia e mi rispose: “Scrivilo, non dirmelo perché lo dimenticherai, scrivilo con un bacio.” Ho parlato con migliaia di persone ed erano tutte chiacchere importanti, l’unico ricordo che conservo di esse è un’eco lontana. Scrivo da quel pomeriggio in cui Enzo scrisse a Tiziana con un bacio lento e pieno d’aria che era innamorato di lei. Così Tiziana c’è ancora, con la gonna a quadri e lo spillone dorato e la camicia chiara sopra il seno ansimante. C’è perché ne ho scritto. Allora come adesso, scrivo per pesare di più sulla bilancia della vita o per continuare a crederlo. Ognuno di voi ha la sua ricetta e relativa posologia dentro la tastiera…miliardi di battiti e di baci, un firmamento di astri luminosi che contengono le nostre vite che continueranno a riflettere sulla terra anche quando i proprietari saranno volati via.
martedì 18 febbraio 2025
La mia tenerezza
Alcuni mi hanno invitato ad essere più tollerante tout court
e a provarci ancora;
io dico ricominciamo in un altro post,
ho ancora alcune confessioni strabilianti da fare
e sono un uomo che nasconde la sua tenerezza
per non farsi troppo male.
Non posso scrivere diversamente da come scrivo, sono così:
l’amore e la passione di cui parlo non sono forse anche vostri?
Cosa vi destabilizza pensarlo?
Apparenza e trasgressione
In realtà l’apparenza è la nostra schiavitù cronica, la fonte delle maggiori sciocchezze e crudeltà che siamo capaci di compiere. Per chi scrive o sa scrivere, credetemi, è solo un argomento come gli altri e nemmeno il più importante. La libertà dello scrivere è trasgressiva in sè, non ti permette compromessi e se la forzi dentro il cilicio di una censura preventiva lei ti punisce facendoti scrivere delle minchiate orribili.
venerdì 14 febbraio 2025
ADDIO SARA
Accadono cose strane Sara: nascondere i marchi che la vita o il caso ha impresso sul nostro corpo, celare i nostri sentimenti, mandare in soffitta ( intesa come iperuranio) i nostri sogni e vivere la nostra vita che non è più nostra per evitare che i nuovi cannibali ci divorino. Fuori di noi ma dentro di noi, profondissima, si scrive di un’altra esistenza e di un’altra verità. Quella dove potrei chiamarti con un nome diverso.
Sara il nulla ci assedia
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.
Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.
E tu eri già lì
da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.
Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.
Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.
Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.
E tu eri già lì
da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.
Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.
Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.
giovedì 13 febbraio 2025
La mia bacheca esistenziale
La scrittura prevede uno scatto in più, una fede e una volontà diversa. Sui blog è facile dissolversi dentro la corrente di scritture assolutamente simili, di parole che hanno perso l’anima originaria pur conservando un bell’abito esterno. In questi casi il blog lo si tiene così sospeso come una fiammella che si agita piano e in silenzio, io non so immaginarne il futuro. La mia bacheca esistenziale è qui la vedete, non chiedetemi perché vi scrivo sopra o per chi: voi forse lo sapete? Quanto sappiamo di noi? Quanto veramente riusciamo a scrivere di noi? Dove si è fermata la nostra vita l’ultima volta e ci ha dato l’opportunità di inchiodarla sulla pagina?
Il cerchio chiuso
E’ impossibile spiegare seriamente dove va a spiaggiarsi la mente e la fede di un uomo come me, ci sono troppe rotte e nessuna di esse domina le altre per un tempo sufficientemente lungo. Ho qui il mio cerchio chiuso: lo decifrate chiaramente? Mi sono portato appresso la mia gentilezza antica, i miei disegni con le mani e tutte le parole che, senza di me, avrebbero avuto un’altra voce e un altro destino. Vi ho odiato con tutte le mie forze perchè segretamente vi ho amato più della mia stessa vita: adesso che finalmente tutto è finito posso stringervi la mano uno per uno. L’idea antica prevedeva questo ed io non lo avevo capito.
lunedì 10 febbraio 2025
POSTMODERNO
Un po’ vi odio, soprattutto quando andate molto vicino alla verità: un po’ vi vedo quando scuotete la testa o dite ci è o ci fa? Però dovete capire che questo blog è già quasi interamente scritto e c’è un motivo, anzi forse più di uno. Io sono fuori per adesso, ma ho trascorso la mia vita dentro e fuori due o più dimensioni parallele: non sono riuscito a far coincidere il Dott. R....medico dentista, divorziato da circa 20 anni, libero professionista in Catania con gli altri me. Per esempio con Vincenzo pelo rosso del movimento studentesco di Milano del 1970, con Enzo occhi chiari di Tiziana, con lo stesso di Ornella , con Enzomio di Giusy davanti al mare di Trapani, con Vicè di Radio Elle Palermo 100, 1 mGhz di frequenza stereofonica notturno sopra la città del 1978.
Non ci sono riuscito nemmeno con gli altri belli esemplari di omo minchionis postmoderno come Enzo facciamo l’amore subito qui dietro villa Bellini del 1980 dentro questa cinquecento e il tenente d’artiglieria a Modena del 1981 ( si metta sull’attenti quando legge!). Qualche volta ci ho provato, qualcosa o qualcuno mi ha illuso di esserci riuscito.. Papà mi registri un pò di quella vecchia musica che ascoltavi quando eri giovane?… sto per arrivare Enzo, ti amo… lei è un uomo in conflittualità permanente, accetti questo 24 o è peggio per lei… Collega Riccobono non penserà davvero che queste sue teorie sull’ordine dei medici siano accettabili?… sei in ritardo di 15 giorni sugli alimenti Enzo!
La sensazione che ho da qualche anno è di essermi fatto stuprare, di aver permesso l’attraversamento libero e di averlo condiviso ignorandone l’effetto finale. Certo ci sarà pure un modo di sistemare prima o poi tutto questo materiale sullo scaffale: il blog che ogni tanto sfogliate serve anche in tal senso…o no? Il Blog, tutti i miei blog, sono una parte della mia vita, quella che sono riuscito a scrivere perchè scrivo da sempre, sui quaderni con copertina nera degli anni 50 delle mie elementari ( quaderni che mia madre, la mia incredibile e amatissima madre conserva ancora) o sulle agendine da novello Heminguay degli anni che sono seguiti. Francamente credo che il cammino sia segnato e in fondo non mi dispiace, scrivo e mi incazzo mille volte al giorno, ho un nodo qui dentro che si scioglie solo così compulsivamente per un breve istante davanti alla fila ordinata di questi segni neri su fondo bianco. Il blog lo ripeto è già scritto, lo è stato da sempre, WordPress o Blogspot sono stati solo l’occasione, il mezzo per travasarci dentro tutta la parte di me che ci entrava, era scontato che tracimasse e rompesse i cabbasisi ai vicini…non sono un rompicoglioni, sono curioso e purtroppo so leggere e scrivere e lo sanno fare tutti gli altri me stesso che mi accompagnano. Non sono nemmeno così misurato e classico come faccio credere ( un po’ mi diverto) però non posso sfuggire nèalla mia educazione familiare e sentimentale nè alle mie esperienze: ci provo talvolta ad accomodarmi in salotto ( sono bravissimo anche in jeans e t-shirt) ma poi mi chiamano dalle altre stanze… Enzo che minchia stai dicendo? Enzo non so che fare di te… Cinzia sei per sempre… figli miei non ho una lira quindi stasera panini al lungomare… Dottore lei non è di qua vero? Si sono di qua e di là… mi accorci le maniche di questo smoking e faccia in fretta… Riccobono il suo tema è da 10 ma poichè non sono uso dare il massimo… Immaginazione al potere… Compagni del movimento siete fascisti!
Voglio chiudere il cammino qui nella mia isola e davanti al mare: mi pare bellissimo. Prima chiuderò questo blog ma solo quando le parole saranno esurite, nella speranza che risuonino ancora a lungo nella testa di qualche giovane blogger che nulla sa di me e delle mie sciocchezze (rido a pensarci). Certo se in rete dopo qualche anno i blog fermi vengono cancellati…per favore copiatemi tutto come un incunabolo del trecento e ripostatemi altrove. Anche senza citarmi che tanto vengo fuori lo stesso. Anche con malizia. Anche con affetto se ne avete. Tanto prima o poi scriverò altrove mi hanno detto.
domenica 9 febbraio 2025
Dedicato a Adamo di compagnia
Scrivere ha mutato abito, il mezzo travisato è un tasto immemore del fluido e della carta. Colloquiale non ha spazi, smarriti senza alcuna propinquità nemmeno trasversale all’incipit cartaceo: perdersi esulta infine anelando a nuova monade, nemmeno Leibniz avrebbe osato tanto. Eppure la molteplicità resiste inversa ai ritmi decisivi di una nuova comprensione, soma dormiente di alterità non condivise perché non condivisibili. Eccepire adegua, insegna, scompone in soluzioni immaginarie (cit), stupisce ma non lascia traccia questa metafisica occulta. Cercare nuove misure aborrendo per vezzo le antiche contraddice la nescienza oblata di coscienza di sé e una nuova serie di pratiche apotropaiche appollaiate sul dorso del lettore smarriscono l’orizzonte previsto e mai arrivato. Infine un breve suono dallo spazio interno chiude l’ora di ricreazione: alla prossima lezione di autoreferenzialità.
Il blogger in questione è una scoperta di Marta: ne ha fatto un post che ha in coda una ottantina di commenti. Il post scritto da me come incipit, fuori dalle logiche che presiedono questo mio spazio, è un commento ma anche una critica feroce per dimostrare che basta una conoscenza universitaria di buon livello in lettere, un buon liceo alle spalle (il mio risale agli anni 60) e una certa confidenza nella scrittura per buttare giù in mezzora un nuovo corriere dello spirito. Però mi dispiace perchè Adamo se svolgesse la sua produzione con animo diverso forse potrebbe volare molto più in alto. La scrittura nasce dall’immaginazione di sè nel mondo, inizialmente è esigenza intima e personale ma credo che nessuno poi abbia rinunciato alla comunicazione della propria esistenza intellettuale. Scrivere è un atto di fede verso il mondo, puntualmente disatteso. Solo ad un blogger che non comunica la propria esistenza e chiude qualsiasi interloquio posso credere che scriva per se stesso, astenendomi da qualsiasi giudizio. L’analisi arriva solo a chi si espone, l’opinione nasce solo da chi si esprime pubblicamente ed è lì il cuore del problema: non comunicare facendo finta di farlo. Utilizzare il corpus scientiae acquisito come arma contundente, travalicare a bella posta i confini della comprensione (anche quella di elevato spessore) per dirsi esistenti nonostante il resto. Si chiama accademia e resta vacua anche se espressa in termini di assoluto valore, inaridisce nel chiuso della propria stanza pensante, anche noi orpelli esterni e plaudenti faremo la stessa fine. Ciao Adamo.
martedì 4 febbraio 2025
ANCIENT TIME
Non può crederci nessuno, lo so bene. Eppure l'eco lontanissima di quegli anni è ancora qui. Dentro le pieghe della mia vita mentale, dentro l'utopia crudele di averci creduto e di crederci tuttora.
Tu ci sei da quando ho compreso e vissuto anche girandosi ogni tanto indietro… via.
C’è spazio? C’è spazio forse se vai via. Altrove con ottiche diverse e volontà nuove. Finiremo per percorrere sentieri antichissimi, obsoleti, fuori da questo virtuale dentro un altro reale che se ne frega delle nostre artificiosità sciocche. Sciocche, sciocche, sciocche. Via. Lontanissimo così da credere che sia stato un altro e di essere seduto in una sala cinematografica davanti ad uno schermo: il film è UN AMORE DIFFICILE.
Desiderio di seno, di pelle, di labbra: cerco di penetrarti con le parole e ti bevo con la mente. Sono trascorsi pochi istanti ma non posso più tornare indietro, è una tensione inarrestabile verso un orgasmo liberatorio; te ne sei accorta e ti sei riconosciuta , mi agganci con i tuoi occhi verdi, quasi febbricitanti, e non mi lasci più. Forse pensavi che tutto questo non fosse possibile, pensavo anch’io la stessa cosa prima di conoscerti. Ascoltami, ora, in un attimo, sta morendo il vecchio ragazzo che sapeva molte cose. Al suo posto sta nascendo un uomo nuovo, ignorante di tutto, ma curioso d’ogni cosa. Parlami, signorina, avvelenami un po’ alla volta: sta scomparendo tutto, gli oggetti e le persone intorno a noi. Saremo soli io e te fra poco, assolutamente soli.
Quel che non sapevo è che la solitudine di noi mi avrebbe accompagnato per sempre.
Non avevo la certezza di volere la verità a qualunque costo, quelle belle verità che ti accolgono in un’inevitabile abbraccio. Potevo giustificarmi con l’enormità del fatto: l’amavo, anzi l’avevo amata moltissimo. Inutile negare, sciocco girarci attorno. Era questa la verità pura e semplice. Mi restava lo sterile esercizio di crogiolarmi nella rassegna dei fatti: cosa eravamo noi? Chi eravamo? Dieci anni prima eravamo due bambini che talvolta s’incontravano: troppo piccoli e lontani, uno a Milano l’altra a Trapani: due ragazzini ai capilinea dell’Italia e della vita. Che potevamo mai raccontarci di tanto impegnativo da riannodare ogni volta i fili? Nulla, credo, quasi nulla. Ma le risate risuonavano, quelle di lei soprattutto, tante e naturali; argentine come piccole cascate destinate ad estinguersi ai primi calori. Solo risate e piccoli segreti, da pronunciare sottovoce, con la mano davanti alla bocca. Confidenze ormai dimenticate per sempre, questo eravamo. Però, durante una lunghissima e immobile estate, un gesto adesso lo rivedevo: staccato da tutto, particolare. Lei non poteva essere così spesso stanca da posare la testa sulla mia spalla. Gli adolescenti possiedono la forza di dimenticare di se stessi, è un meccanismo d’autodifesa per sopravvivere all’eccessivo profumo della vita e percorrere ogni sentiero senza sceglierne nessuno. Unici testimoni del momento furono quindi la spiaggia dorata sotto l’acropoli di Selinunte e i nostri quindici anni. Eravamo ad un passo dal Paradiso e ci scherzavamo sopra. Durante quell’estate accadde spesso, gli amici e i parenti non videro, non capirono…non capimmo nemmeno noi. Il sole di quella stagione del ‘66 fu così implacabile da bruciare in fretta ogni idea, ogni proposito. Ci alzammo presto dall’arenile e ce n’andammo, ognuno per la sua strada: volammo via come pagliuzze mosse dal vento di scirocco. Adesso vedevo tutto con chiarezza: le stagioni che trascorrevano uguali, le estati seguenti che si erano consumate distrattamente. Un’occasione sospesa: quattro anni prima ero abbastanza giovane da avere dentro il grande vuoto da riempire in fretta di sogni verosimili; il vuoto adesso mi stava inghiottendo nuovamente! Dimenticare, dimenticare, l’unica parola d’ordine valida; impossibile eseguire l’ordine capitano riesco solo a ricordare…
La tarda estate del ‘73 a Palermo mi riservava una sorpresa dietro l’altra. La più grande riguardava la luce, un fenomeno banale che, invece, da queste parti aveva una personalità decisa che mutava il carattere e il significato delle cose. Questo era fondamentalmente il motivo per il quale uscivo quasi ogni sera prima del tramonto. Volevo godermi il trascolorare della luce sulle case, le vie, le piazze. Volevo imprimere nella mente il colore del cielo dietro gli alberi di Viale Libertà un minuto prima dell’ultimo guizzo di sole, salutato e accompagnato dal cinguettio impazzito di migliaia d’uccelli che si preparavano alla loro precoce notte. Quando arrivò il primo Natale siciliano con i suoi diciotto gradi a mezzogiorno e il sole caldo sul mare azzurro di Mondello, pensai ad uno scherzo bizzarro del calendario e cominciai a capire che c’erano ancora moltissime cose da regolare sul nuovo fuso orario della mia vita. Pensai solo a questo e non potevo immaginare il cataclisma in agguato in una luminosa mattina d’Aprile in una strada di un piccolo paese bianco alle porte di Trapani. Io non sapevo, mi sono interrogato mille volte, la risposta è sempre la stessa: io non sapevo, non avevo considerato i segni che pian piano negli anni s’erano coagulati. Avrei dovuto invece, potevo vedermi che ero maturo, pronto a cadere nell’unica direzione preparata per me dalla vita. Selinunte, la spiaggia, i piccoli segreti, le confidenze, la sua testa poggiata su di me. Non ci fu alcuna premonizione. Solo un lampo accecante. Conoscevo solo me stesso innamorato di te : una sensazione esclusiva e totale: il riflesso d’un uomo innamorato, pieno di sé, forte del suo sentimento nella mente e nel corpo, compiaciuto della propria inaspettata bellezza.
Quando diventò un’illusione ottica te ne accorgesti solo tu… e cominciai a farti pena, poi rabbia ed infine, per evitare il fastidio, te ne andasti lontano a studiare, a costruirti un avvenire. Per noi potevano bastare qualche lettera o qualche telefonata; altre erano le cose importanti, le prospettive da modellare. I sognatori sono morti…si dispensa dalle visite. Mi bastò guardarti in viso perché l’inquietudine diventasse paura. Ero appena sceso dal treno ed eri lì sul marciapiede ad aspettarmi con la famiglia al gran completo. Baciarti sulle guance, abbracciarti, fu come strapazzare le corde di un violino. I soliti convenevoli s’intromisero a non far precipitare la situazione, al resto pensarono i familiari. Per tre giorni, incredibilmente, custodimmo i nostri resti senza una preghiera, un lamento, la tua pelle era cerea, i tuoi meravigliosi occhi verdi opachi e sfuggenti.
La recitai anch’io la parte del fidanzato che esce a passeggio, che fa salotto con parenti e amici, che ride celiando alle battute di rito . Riuscii anche ad ingurgitare di tutto, a pranzo e a cena, anche il fastidio di me stesso. Ma alla quarta colazione la catena di montaggio delle ipocrisie inutili si arrestò.
La parte di me che in tutti gli anni precedenti era stata espulsa dall’aula, con un colpo di mano rientrò, trovò un attimo di pausa e con poche parole raggelò l’uditorio. La maggioranza, ovviamente, reagì con vigore appellandosi alla profondità dei sentimenti più veri, all’ovvietà e alla bellezza dell’amore che trionfa sempre su tutto e tutti, ma era già in crisi. Il tarlo del dubbio aveva iniziato il suo lavoro distruttivo. Maledizione, maledizione Giusy: al diavolo i pranzi e le cene, le chiacchiere e le visite, alla malora questi sorrisi da saldi fine stagione. Al diavolo tutto signorina. Che c’era nei tuoi occhi ? paura, disappunto, fastidio… il nulla? Non c’era comprensione né solidarietà, ma al pranzo ci arrivammo lo stesso. E fu qualcosa di memorabile. Nonostante gli sforzi delle persone che ci sedevano accanto persisteva nell’aria la sensazione , incombente, che qualcosa stava per accadere. La mia fidanzata, inappuntabile, sembrava districarsi bene in questo gioco di bastoncini cinesi: ne aveva già levati dal tavolo un paio di veramente pericolosi. Il pubblico venuto ad assistere alla commedia “ Un amore difficile” stava iniziando a tirare un po’ il fiato: forse si andava verso un lieto fine e già circolavano i primi sorrisi di compiacimento. Fu una frase, una piccola serie di parole, una caratteristica del tuo modo d’essere tagliente nel parlare. Arrivò dura, inaspettata, dolorosa come un tradimento… non riesco a ricordarla nemmeno ora. Calò come una mannaia e già non c’era più nulla da fare, la reazione a catena si era avviata. Finalmente dopo giorni e giorni eravamo soli, nuovamente soli come qualche anno prima e tutto il mondo si stava tirando in disparte, sullo sfondo. Ti guardai in silenzio, mentre furtivamente ti mordevi il labbro. Io ero un automa e quel che vivevo era un incubo pari per intensità solo al silenzio che regnava in salotto. Continuavo a far scorrere nella testa gli ultimi anni, ma stavolta i conti non tornavano: i sogni, le emozioni… ogni cosa con un sapore diverso. Il paese antico, poggiato in cima al monte fu l’unico testimone dell’assassinio: guardava da millenni quel panorama, quella terra di viti e gerani, di sale e di azzurro, di mulini a vento e di sole. Speravo che potesse convincerti, che fosse capace di dirti ciò che io non sapevo. Speravo….Faticai persino per convincerti ad entrare in salotto. Volevo parlarti, chiarirmi con te. In realtà non sapevo nemmeno da dove iniziare e tu non mi aiutasti. Eri lì, terrea in viso, rigida come una statua di cera che, sciogliendosi, muta forma e dimensioni sino a diventare una macchia senza senso sul terreno.
Te lo chiesi, infine, se ancora mi amavi e non volevo sentire la risposta.– Non lo so, Enzo. Non lo so più- Il mare aveva inghiottito l’arenile e i due ragazzi che vi passeggiavano sopra. Addio signorina, ero ridiventato il vecchio ragazzo che sapeva molte cose e, mentre scendevo le scale di casa tua per l’ultima volta, mi fermai e guardai in alto. Eri lì, al primo piano. Mi guardavi anche tu, i tuoi occhi, i tuoi magnifici occhi verdi, smarriti, inutilmente provati. Fuori il vento sollevava polvere, dovevo fare in fretta, il treno per Palermo partiva alle diciotto e trenta. Infine ci voleva del tempo per capire, un tempo non definibile, breve o lungo che fosse. Tu eri appunto il mio tempo, quello che mi serviva per raccontarmi nei gesti più disparati e apparentemente lontani. Le frasi giuste arrivarono in ritardo come sempre: dicevano, di un uomo fortunato perchè aveva conosciuto l’amore che si trova nei luoghi e nelle persone, nelle parole e persino nelle ideologie, nelle fughe e nei ritorni. L’amore era un patrimonio enorme e noi non potevamo contenerlo tutto…si apre un interruttore, un giorno, e poi a ondate la vita ti porta via come un fiume in piena e tu non puoi rifiutarti di essere diverso da prima! Il treno mi distanziava come un replay al contrario C’era qualcosa che mi chiamava in questa terra dove sono nato e non era solo desiderio di luce e di sale, era il bisogno assoluto di rientrare nel calco prima che fosse troppo tardi: l’orologio scorreva in fretta ed io già intravedevo la periferia della città dal finestrino: Palermo, stazione di Palermo Notarbartolo, gracchiò la voce dall’altoparlante e mi sembrò un motto di scherno. Il primo di una lunga serie.
domenica 2 febbraio 2025
Via Festa del Perdono
Ho ancora negli occhi i giorni trascorsi in Via Festa del Perdono, una strada che fronteggia la facciata dell’università Statale di Milano; in pieno centro, a breve distanza da Piazza Duomo e dalla Galleria. Via Festa del Perdono è stata per 3 anni la mia casa, poi nel 1973 sono emigrato. E’ anche il luogo della nascita del mio sogno sociale più grande e del suo più feroce ridimensionamento.
sabato 1 febbraio 2025
Un patrimonio
Amami, ti amo, ti cerco, cercami...A me pare straordinario di averne vissuto tre, in luoghi diversi, età diverse, prospettive diverse. Non dico di aver perso, perdita non è il termine giusto, credimi è veramente difficile spiegare certi assoluti. Ho vissuto questa parte della mia vita come un grande patrimonio, un regalo che non necessita di un ritorno obbligatorio, in fondo se scrivo lo devo anche a loro.
Muoio ogni volta
Sono un marinaio che ha bruciato tutte e carte nautiche preso dal folle convincimento che i mari siano tutti uguali e identiche le rotte che lo attraversano. Io muoio ogni volta… quello che c’è prima, tutto il territorio che precede il momento clou è ciò che amo, la vera spinta ad una penetrazione che, a quel punto, diventa quasi ineluttabile. Muoio ogni volta mentre faccio sesso questa è la verità.
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