giovedì 31 luglio 2025
Gli ultimi anni
martedì 29 luglio 2025
Sciocchezze
domenica 27 luglio 2025
Canto della non appartenenza
Appartengo ad altro
Le mie fibre tessute altrove
Mi esclude da qui il mio resto
antico
Appartengo alle suppellettili
scomparse della casa di mia nonna
A quelle scale di paese
All’odore d’ombra
mentre fuori impazza il sole
Appartengo a un sogno
spezzato
A un ricordo malinconico e feroce
Appartengo allo sguardo complice
di mia madre
alla sintassi che mi insegnò
bambino
Alle rondini d’estate in terrazza
sul profilo del mare
Al silenzio dello scirocco appartengo
Ai suoi mille motivi
Alla sua consapevolezza in ritardo
Appartengo per diventare apolide
oggi
estraneo domani
Appartengo alle note di un pianoforte
in salotto
ai solchi di un disco
in camera mia
Anche tenendo saldi in mano
I fili di un tempo andato
La mia appartenenza
mi ha escluso definitivamente
Non vi appartengo
e non mi basto più.
giovedì 24 luglio 2025
mercoledì 23 luglio 2025
Ciao Paolo
domenica 20 luglio 2025
Penelope
sabato 19 luglio 2025
Il tempo di un tempo
venerdì 18 luglio 2025
SACCU VACANTI NUN PO' STARI ADDRITTA
A MARE
Da bambino ho fatto bagni per lunghissime e interminabili estati sotto l’acropoli di antiche città greche (Selinunte) o su spiagge di 6 chilometri sul canale di Sicilia alle foci del Belice avendo come compagnia 3 o 4 persone in tutto ( fatte salve qualche pecora e un paio di cani). Adolescente quando la forza del fisico giovane mi faceva sentire onnipotente ho imparato il rispetto per la magia suprema degli abissi nella acque cristalline delle Egadi. Ho vibrato di una musica che solo il contatto col mare “vero” può regalare.
Vorrei portarvi dentro i miei occhi e mostrarvi i fondali di Levanzo o Marettimo, la ghiaia bianca perfettamente visibile e nitida 30 metri sotto la superficie di cala Bianca o il branco di ricciole da 40 chili l’una che solcano maestose il blu delle acque di Linosa, il senso di gioia e di pulizia primordiale che un bagno alla spiaggia dei conigli di Lampedusa restituisce a chi vi si immerge. No, non posso più accontentarmi: ho visto il sole annegare in uno sciame di oro e le stelle diventare l’unica luce sul velluto della notte ed era Filicudi 30 anni fa, era il sogno, la vita e il richiamo del mare anche di notte aspettando il regalo di un nuovo giorno. Ho tremato di eccitazione a 15 anni uscendo al sole impietoso del Tirreno dopo aver attraversato la prima galleria dello Zingaro quando la riserva naturale non c’era ancora e per 12 chilometri le calette caraibiche, con un’acqua così trasparente da sembrare inesistente, risuonavano soltanto dei sussurri di tre ragazzi… Non riesco ad accontentarmi: guardavo scendere il corpo sensuale della mia ragazza di allora, la vedevo filare sicura verso i 20 metri in apnea nelle acque di Capo Murro di Porco a Siracusa e mi dicevo: è una dea ed io scenderò laggiù con lei per baciarla. I giorni e le notti erano allora il palcoscenico di una giovinezza eterna il cui alito fu così forte da sorreggermi ancora oggi, da permettermi di scriverne così ancora con le lacrime agli occhi.
E’ al mare che ho conosciuto che devo la mia vita, al suo scintillio dorato lungo la spiaggia di Vendicari, alla sua eco nel solitario e ventoso arco di sabbia di Capo isola delle Correnti che devo il mio senso del tempo che mal si adatta ai ritmi sciocchi di quest’altra vita. Quel mare, il mare della mia terra non somiglia in nulla ai succedanei che vedo dappertutto attorno a me: stona in modo terribile con ciò che il mare ( anche quello siciliano) è diventato. Non riesco sulle spiagge con migliaia di ombrelloni in fila a leggere la metafisica della terra che abito e, senza di essa, io sono nulla, non esisto. E non scrivo.
Quindi non voglio accontentarmi e mi incammino da solo lungo i 300 e passa chilometri di costa che guardano L’Africa sull’altra sponda: a metà strada circa c’è il bagliore accecante di Balata dei Turchi e, attorno, solo la miseria più antica e silenziosa. Se è questa che volete conoscere, questa quella con cui volete parlare per scoprirne gli immensi tesori, fermatevi dunque. Immergetevi dove l’azzurro si mescola col candore immacolato della roccia e lasciate che sia il mare a raccontarvi, meglio di me, la storia infinita del nostro trascorrere quaggiù.
DUE OTTAVE
sopra la mia
comprensione
anni in anticipo sul mio
sgomento
La nota sempre quella del primo
istante
del primo sguardo
Adesso so che non c’è
altro
Non esistono altri spartiti
Altre possibili fughe
Resto impresso per sempre sullo stesso
rigo.
Il tuo violino suonava due ottave sopra
La sua eco incide ancora.
giovedì 17 luglio 2025
Volo via
mercoledì 16 luglio 2025
Le proprie impotenze
martedì 15 luglio 2025
Sodali
lunedì 14 luglio 2025
Dimenticanze
Liberazioni pilotate
domenica 13 luglio 2025
THE TIME THEY ARE A CHANGIN'
Questa notte
sabato 12 luglio 2025
LA COMUNICAZIONE FALLACE
Però vi chiedo e mi chiedo: dovrei rinunciare alla mia visione delle cose solo perchè è più scomoda e meno “adeguata” ai tempi, perché i miei interrogativi e la mia storia sono scritti altrove? Io arranco quotidianamente dietro le contraddizioni della mia esistenza e del mio scrivere, dietro la solitudine che non è né brutta né bella ma solo una mantide. Una creatura che si nutre di ciò che gli è simile, ma che, per vivere, deve trasformarlo in altro e quest’altro in qualche modo mi sfugge, ed è così che scrivere assume la stessa ambiguità di una solitudine in cui non si è più se stessi.E questo è proprio il massimo della beffa. Ho la malinconia del fallimento, anche ora in questo momento ma continuerò a cercare: invidio la sicurezza di alcuni di voi, la fede incrollabile. Per me raccontare e raccontarmi è un sentimento delicato. A volte ho paura di sciuparlo.
venerdì 11 luglio 2025
Silenzi e rivelazioni
Un terrone comunque
giovedì 10 luglio 2025
Una lontananza stellare
MINIMALIA
Cinquantanove estati.
Parole esitanti, stonate,
risibili caricature del mio
sosia che malamente recita
il ruolo che fu di altri.
Quando certa sarà stabilita
La mia definitiva
inutilità
vecchiaia e saggezza mi riporteranno
a casa mia.
La porta sarà aperta,
abbraccerò le pareti bianche
mi confonderò con esse.
E infine non ci sarà più nessuno
che mi dirà che troppo grande
è stata la malinconia di vivere.
























