sabato 31 maggio 2025

Ciao Europa

Le ultime dinamiche politiche mi ripetono con monotona cantilena che le spine che mi pungevano 30 anni fa sono ancora acuminate, e fanno male; la Sicilia in Italia non c’è. Non credo all’ideale europeo e quello unitario mi sembra ormai fatiscente purtroppo; non credo che una forte sensibilità culturale possa colmare vuoto immenso di un popolo e di una storia che ci ha consegnato ad altre realtà. La forbice si allarga, la storia si ripete, la tv ronza, non ha perso nessuno, sono tutti a cavallo delle cifre e delle statistiche, su e giù, maggioranza e minoranza discorsi vuoti. Io abito nella più grande isola del Mediterraneo un ottimo posto dove trascorrere le vacanze un pessimo posto dove fare gli europei o gli italiani. Nonostante i premi nobel, nonostante tutto. Ciao Europa, in fondo ti andiamo bene così.

giovedì 29 maggio 2025

Un quid

Stimolato da un quid in più nella scrittura che incontro divento attentissimo e ruvido, analitico oltre misura e scomodo: spesso trovo indoli più scomode della mia e amen. Ma io rispetto tutto quanto è rispettabile anche se diverso da me, ho trascorso una vita a contatto con “le differenze” da me, il web ne è solo l’ultimo esempio. Evidentemente non basta se non c’è reciprocità.

mercoledì 28 maggio 2025

Una fuga

Non tutte le faccende hanno appigli che consentono almeno una parvenza di comprensione; questo libro è una fuga, ben vestita (credo) e organizzata con la logica di un maturo signore ricco d’esperienza e solitudine; le righe scritte o riscritte sono il riflesso di un concetto esistenziale che non prevede l’età ma la surclassa, ci gioca e pensa scioccamente di averla fatta fessa. Però dentro la mia vita “mentale” il concetto di errore è diverso e ha ragione chi dice che spesso amiamo le cose che apparentemente disdegniamo secondo la logica corrente; forse è solo il tentativo di nasconderle o proteggerle dai poliziotti dell’altra vita, quella in cui siamo debitori di qualcosa a qualcuno.

martedì 27 maggio 2025

Apolide


Fin quando i miei testi raccontano di storie d’amore o di vita, di luoghi presenti nell’immaginario romantico di molti di voi, del Sud come anima e stimolo letterario, riesco a sedermi al tavolo; ma non deve trapelare niente dell’humus culturale che mi porto dentro perchè esso è assolutamente politicamente SCORRETTO! Sono un apolide è chiaramente riportato sulla mia carta d’identità: senza una vera patria riconoscibile, dedito alla giustificazione della teoria “un colpo al cerchio e uno alla botte”, pericoloso, inaffidabile, insostenibile. Solitario. Non mi piace, non mi piaccio ma la spiegazione del mio fallimento nella socializzazione virtuale sta lì e non c’è altro da aggiungere.

Torno a sud

C’è chi dice che esiste un limite a tutto, una sorta di misura che alla fine ci contiene e, forse, ci protegge. Io riparto dal sud, io torno al sud, una latitudine infinitamente più meridionale di quella giornalmente raccontata dai media.

domenica 25 maggio 2025

Una storia d’amore

Questa è una storia d’amore, ne ha tutte le caratteristiche e, come tale, vive in quella perenne sospensione di futuro e di giudizio che le è propria. Ho pensato molte volte in tutti questi anni a possibili varianti, alle decine di “slidingdoors” che potevano aprirsi se… Infine sai cosa resta ? Restiamo noi. L’infinita bellezza che si insinua almeno una volta dentro la vita di ognuno di noi: hai ragione io non potevo salvarti, sei stata tu a salvare me!

giovedì 22 maggio 2025

Siciliano


Per un siciliano è facilissimo isolarsi e volgere lo sguardo alle infinite fascinazioni che può scorgere verso il mare. Solo una voluta e consapevole idea di Stato comune può mutare questo habitus mentale e spostare il baricentro verso il nord, oltre lo stretto. Fuori dai denti, io ritengo che l’italia del Nord dovrebbe ritenersi onorata di avere compreso nel suo territorio la Sicilia: solo una visione piccola e mediocre, culturalmente micragnosa, può guidare un atteggiamento tanto sdegnoso e superficiale verso la terra su cui sbarcò Giuseppe Garibaldi.

lunedì 19 maggio 2025

Tastiere

Poi ti sedesti al piano e abbiamo parlato a lungo senza aprir bocca. Eri pieno di luce, il viso rivolto verso l’alto mentre le mani lunghissime e bianche sfioravano la tastiera. Sorridevi e la musica…Dio mio, la musica ci attraversò per sempre, bella come non l’ho mai più udita. Ma una volta può riempire un’intera esistenza. Una volta chiude parentesi che sospirano una fine dignitosa, completa il sogno in un attimo breve. E scompare lasciandoti solo la scia della nostra eternità.

domenica 18 maggio 2025

L'ASSASSINO SILENZIOSO



L’amore che si presenta alle spalle
di notte è un assassino silenzioso.
Scivolo tra le sue braccia
per sfuggire al mio destino.
Dibattersi, negare
cambiare il suo disegno con una poesia
bilanciare con i miei frammenti
il suo sorriso finale è l’ultima sciocchezza
di quest’uomo.
Stanotte non finirà così
Per molto tempo ancora
tralascerò quella virgola che fa da confine
tra la vita e i giorni vuoti.
E voltandomi ti bacerò come tu non hai mai provato
Mi ucciderai certo ma non sarà invano
ti accoglierò da solo
stanotte.
Come sempre sono stato
e ti guiderò la mano
e per un lunghissimo attimo
capirai.
Dopo sarà troppo tardi
Troppo facile
troppo rapido e lontano

Devo essere sincero “stanotte” piace anche a me: l’ho scritta di getto come se fosse già presente dentro la mia mente e non aspettasse altro che uscire. Era notte alta e dovevo liberare il cuore da un peso decennale e crudele, non serviva altro che scrivere e farlo con dedizione sincera. Dopo, un minuto solo dopo è trascorso un intervallo infinito: esso ha annullato qualunque malinconia, qualunque ridicolo pietismo.Io sono asciutto dentro quelle righe, non c’è nient’altro che la coscienza lucida di sè. Nessun rimpianto, la vita soltanto e l’amore o l’idea di esso, il profumo che chiunque lo abbia provato non dimenticherà perchè è una necessità senza do utdes, senza formalismi, senza età…solo io e quell’idea viva e terribile.

venerdì 16 maggio 2025

LATIFONDI

Forse ci siamo ho pensato ieri: il cartello stradale indicava Catania Km. 102, l’orologio le 11 e 05. Due settimane prima stessa zona altro mondo: era la Sicilia della primavera sempre più rara. Quella delle campagne dell’interno tutte verdi, del cielo bizzarro e cangiante, perfettamente intonato al mio umore di quei giorni. Lungo le rive del fiume Salso file di canne color grigio-verde e margherite, margherite ovunque ad occhieggiare dalle radure e dai grandi campi di grano. Una festa per gli occhi e il naso intasato dai pollini. Non mi era chiaro il motivo per il quale mi ero fermato al km. 102; andavo di fretta, autostrada vuota, autoradio accesa, testa pesante. La piccola area di sosta mi ha accolto senza sforzo. Sono sceso e mi sono guardato attorno, nessuno…il distributore era a 25 km. con il suo caffè e la sua edicola, i panini dai nomi inventati e dal prezzo “favoloso”, ma vuoi mettere la goduria di urinare in libertà all’aria aperta ?
E’ stato a quel punto che senza radio, senza aria condizionata, senza acqua, senza nessuna di quelle simpatiche cose che ci coccolano ogni momento, ho pensato: ci siamo.
Giallo, tutto rigorosamente giallo a perdita d’occhio: sulla destra, controluce, Enna sospesa a 1000 metri sul suo altopiano, davanti sfumata nella caligine l’Etna, la sua immensa V capovolta a dire comando io, controllo io, siete piccoli e inutili. Per rafforzare il concetto una fumata sulla schiena lato nord a vomitare parte del fuoco interno. Ho girato il volto indietro per farmi toccare dal vento caldo del sud: gli ho detto “ sei di Agrigento cumpari, veru?” ma chiddu mancu marrispunniu. Aveva altro da fare, calcinare la terra, inchiodarla al tempo e non dargli tregua. Forse 35 gradi? Il mulo un km. più in là ne stava sentendo di più ma , in ogni caso, sull’isola è arrivata Lei, e quando arriva meglio guardarla in faccia e tentare un accordo per i 35 di oggi e i quasi 40 di domani.
Ho pensato ai fatti miei e mi è piaciuto, qui non posso raccontarveli per esteso: sono i pensieri di un vecchio ragazzo che ha sperato che la sospensione temporale durasse in eterno. Perché no? Inchiodato al sole come questa terra, i pensieri racchiusi nell’angolo più fresco della testa in attesa del piacere della sera,in attesa di un’altra occasione di un altro carretto colorato. Stanotte, a Catania, ho deciso di getto, me ne vado a mare sotto la Timpa di Acireale a guardare la luna; un vecchio mi disse una volta che… di sira a’ montagna di focu ci va’ cunta al mari tutti i pinseri di Diu. E io là sarò, attentissimo a non perdere manco una parola. Questa idea mi piace e sorrido ai latifondi che mi guardano attoniti: poggio la mano sulla portiera… e mi scotto, la lamiera è già bollente. Fine della sosta, al distributore di Sacchitello un caffè e per favore…aria condizionata.

giovedì 15 maggio 2025

Profumo d’estate


Ogni estate diventiamo maggiorenni ed è una sensazione indimenticabile, sgusciamo fra i nostri errori e le nostre vittorie, ce le rimiriamo e facciamo finta di credere che sia per sempre, condividerle con gli altri è una fede. L’estate è sempre l’identica rivelazione che sale sul palcoscenico con presentatori diversi, la sua apparizione suscita reazioni varie che vanno dagli applausi scroscianti all ’incredulità silenziosa, ma la sua bellezza è sempre maestosa, a me lascia ogni volta incantato, senza fiato. Nei suoi paesaggi aperti, nei suoi colori decisi e in quel senso di prospettive eterne e ripetute che ci fanno ritornare sempre all’idea che tutto è possibile, che è solo questione di tempo e i cieli si apriranno per lasciarci vedere l’azzurro e le mille strade che lo attraversano. Abbiamo di nuovo diciottanni e nessuno potrà cambiare le cose, è come il primo amore, se ne andrà ma cambierà la nostra vita per sempre.

sabato 10 maggio 2025

Un desiderio



Vorrei fermarmi e raccogliere le ombre delle cose che ho lasciato in giro nel web in tutti questi anni: vorrei trovare lì il senso vero della vitalità, di un progetto che facesse a meno della mia cultura, dei miei drammi, dei miei addii, che facesse a meno dei ricordi se non riveduti e corretti…. ma non posso fare a meno di me. Io ci credevo, culturalmente tutta la mia generazione ingenuamente ci ha creduto: comunicare significava rispettare e rispettare era l’anticamera di capire. Non è più così ed oso dire che non è mai stato così sui blog.

venerdì 9 maggio 2025

MILLE E NON PIU’ DI MILLE

Voi vedete, scrivo d’amore, di Sud, di vita di emozioni: sono un sognatore Voilà. Tutto il web è pieno di amore, poesia, fotografia ma anche di ideologia con una spruzzata di pepe politico certo. L’Italia, la Patria, l’Europa e poi appresso la globalizzazione, la crisi i sogni interrotti. A volte lo sgomento. Voi leggete scrivo di cose a volte che, come dire, proprio non interessano a nessuno: sono vecchio e ragiono come se il tempo, tutto questo tempo, non fosse passato. Scrivo con in bocca il sapore amaro dell’inutilità perchè di certe cose di certi drammi odierni le radici affondano lontane nel passato.  
Nessuno vuole leggere del passato, che ce ne frega del passato. Dobbiamo guardare al futuro e non possiamo perdere tempo ad analizzare i minuetti di un secolo fa. Siamo seri miei cari blogger, la situazione è perfettamente delineata siamo in rotta di collisione col fondo del barile, il sud ha finito di rompere i maroni e l’informatica forse non ci salverà. Meglio scrivere di esistenza, amore, indecisione, libertà. sesso talvolta. Meglio! Voi leggete che abitate in una Repubblica ( mah ) e che prima c’era il Fascismo (sì) e una monarchia (certo) poi la Liberazione, il Boom, gli anni di piombo e siamo qui. Qui messi male però. Ogni volta che sento puzza di bruciato voglio vedere dov’è l’incendio e come si è sviluppato voi forse no, forse…Non potrai mai capire il paese in cui sei nato se non ne conosci la storia, quella vera però e magari lontana. Che dite? Vi interessa leggere dell’inizio, dei mille di Garibaldi vi interessa anche se abitate lontano da Quarto e magari siete cittadini di qualche operosa città del nord o del centro- Non ve ne frega una beneamata? Strano perchè dovrebbe, perchè abitate in una Repubblica ( Mah) che ha dei confini ( sì) e anche una Costituzione ( ma va?) e che abitate in un condominio sorto nel maggio del 1860 ( il cantiere però , le case le hanno tirate su dopo). Questo condominio fa acqua ( è il caso di dirlo) da tutte le parti! Daccordo, parliamo d’amore.
Non dire, non raccontare, in un contesto di ignavia culturale e scarso interesse per la lettura fa sì che il fatto non sussista, e la storia cambi! Un fatto storico non raccontato non è meno grave di uno travisato, nel secondo caso almeno esiste un punto di riferimento sul quale approfondire e discutere opzioni diverse. Nel primo c’è solo un vuoto da riempire che spesso resta tale. Cosa non si è detto della spedizione dei Mille del 1860? Sembrerebbe nulla. Esiste una storiografia (che sarebbe meglio definire “agiografia di comodo”) immensa su questo fatto che segna l’inizio del processo unitario italiano; una storiografia piena di aneddoti e atti di eroismo, di luoghi e di date, una marcia trionfale da Quarto a Teano.
Eppure c’è un’altra storia, nascosta, talmente obsoleta da non esistere quasi più: se un fatto non viene raccontato esso muore e a distanza di decenni non resuscita in modo attivo, tuttalpiù vegeta come un moribondo tra le righe di esperti che sono di fatto fuori dal mondo. Nell’ambito di queste storie sepolte e di personaggi a metà la figura di Ippolito Nievo ha una sua precisa importanza. Durante i pochi giorni di navigazione da Quarto alla Sicilia fu deciso di affidare a Nievo un compito fondamentale, quello di vice intendente della spedizione. Ciò significava avere un compito di alta responsabilità nella gestione finanziaria e amministrativa dei Mille e del futuro Esercito Meridionale: in soldoni Ippolito Nievo diventò il contabile della spedizione. Quando l’ondata delle camicie rosse attraversò lo stretto e iniziò a risalire la penisola Nievo rimase a Palermo: non sarebbe la prima volta che un continentale avendo una discreta disponibilità finanziaria decida di restare tra il mare e i gelsomini del sud. Ma il vecchio incarico avuto e i documenti che ne attestavano ogni particolare erano materiale che scottava; l’anno dopo la spedizione, a unità ormai conclamata sotto la corona dei Savoia, le dicerie, le illazioni e soprattutto i sospetti su alcune vicende contemporanee alla spedizione, erano diventati una marea montante. Su tali questioni tra l’altro si giocava una vecchia e mai risolta disputa tra le due fazioni opposte dei garibaldini patrioti ante litteram e i sostenitori delle pratiche mediatrici di Cavour. Non ultime c’erano anche le rimostranze sempre più evidenti di molte alte cariche militari del defunto esercito borbonico le quali continuavano a reclamare il soldo pattuito per la loro, chiamiamola, collaborazione! Un situazione difficilmente digeribile: in una delle prime sedute del neonato regio Parlamento unitario svoltosi a Palazzo Carignano a Torino, una buona parte di tali spinose controversie erano già venute fuori. Garibaldi con i suoi in tenuta quasi da combattimento era entrato in aula e nel suo intervento aveva manifestato la delusione per molte iniziative che avevano preceduto la spedizione e l’avevano poi seguita. Sul tavolo c’era una soluzione da trovare per i combattenti in camicia rossa e per quelli numerosissimi appartenenti ai quadri dell’ ex esercito borbonico. La rivalità antica tra il Conte e l’Eroe dei due mondi venne fuori in modo palese con insulti e recriminazioni poco velate: la sistemazione delle carriere del nuovo esercito unitario non era cosa da poco e sarebbe costata molto. Come vedete fin dai primordi una certa atmosfera da condominio allargato con feroci dispute “locali” e senza alcuna visione generale dei problemi era presente fin sul nascere dei parlamenti italiani. La domanda più grave e più importante però venne qualche tempo dopo quando alcuni deputati (molti di loro meridionali) si chiesero facendo quattro conti che fine avesse fatto l’immenso patrimonio del Regno delle due Sicilie, dove e come fosse stato depositato e quanto di esso utilizzato nell’ambito della nuova gestione di un nuovo paese unito. Il fatto poi che girassero sempre più frequentemente le voci di “strani accordi” con le alte cariche militari borboniche, voci che tendevano a sminuire il valore dell’impresa dei Mille e ridurla a una semplice passeggiata sotto l’occhio vigile di una regia e di attori perfettamente istruiti, tutte queste cose assieme fecero sì che si chiedesse ufficialmente di vedere i conti e i documenti. Gli uni e gli altri riconducevano fatalmente al signor Nievo Ippolito beatamente domiciliato a Palermo: la richiesta ufficiale non poteva in nessun modo essere disattesa. Nievo probabilmente pensò anche che si trattasse di un buon sistema per chiarire e tacitare finalmente i dubbi e le maldicenze che gravavano sempre più minacciose sull’operato dei Mille e di Garibaldi. Seguendo tale indirizzo si mise all’opera e redasse un lungo e articolato rendiconto di quei mesi cruciali, probabilmente non si rese conto che all’interno dei documenti che lui custodiva ve ne erano molti a carattere che oggi definiremmo “riservato” se non top secret. Non vi riflettè il Nievo ma ben lo sapeva il console amburghese Hannequin che in Sicilia curava anche gli interessi della corona britannica. Fu costui a sconsigliare a più riprese Nievo ad intraprendere il viaggio. Le mie a questo punto sono solo opinioni, ben supportate però e dicono con chiarezza di alcuni fatti incontrovertibili.
– L’esercito e la marina Borbonica era forte di migliaia di uomini e mezzi in più rispetto alla “banda “ di Giuseppe Garibaldi. Anche senza quasi combattere per le camicie rosse non c’era alcuna e sottolineo alcuna possibilità di vittoria.
– L’Inghilterra aveva da tempo grandi interessi economici, commerciali e strategici in Sicilia: era già padrona di Malta ma la Sicilia come fulcro di commerci e controllo del potere nell’area mediterranea era ben altra cosa. Dai primi dell’800 a Palermo, Trapani e Catania una nutrita pattuglia di imprenditori e affaristi anglosassoni avevano stabilito attività commerciali a d ampio raggio e si erano con esse arricchiti.
– Lo sbarco a Marsala dei due battelli che trasportavano i mille di fatto avvenne sotto la protezione di una nave da guerra di sua maestà britannica; fu inglese il primo commerciante a dare il benvenuto a Garibaldi e ai suoi.
– La battaglia di Calatafimi ( quella dell’epica frase – Nino qui si fa l’Italia o si muore) fu una farsa: nel momento culminante quando per ovvi motivi di strategia e territorio i mille stavano per soccombere, il comandante delle truppe borboniche fece suonare la ritirata!
– La presa di Palermo seguì in pratica la stessa via: circa ventimila soldati borbonici si attestarono nella fortezza del Castello a mare lasciando la città in mano ai Garibaldini. Il generale comandante la guarnigione chiese lumi( ?!) a Napoli, dopo un paio di giorni, con la mediazione della marina inglese che stazionava alla fonda davanti al porto di Palermo, i Borboni firmarono una tregua a bordo di un battello da guerra britannico. In pratica abbandonarono il campo con l’unica richiesta (accettata) dell’onore delle armi! Migliaia di soldati di un esercito regolare sfilarono davanti alle baionette dei mille che non credevano ai loro occhi mentre i quadri militari borbonici tesi e altrettanto increduli si chiedevano perché.
La mia opinione è che nella impresa dei mille di eroico e di militare vi sia stato ben poco: l’esercito borbonico nelle sue figure di comando tradì per denaro la sua bandiera. Il denaro era Piemontese e inglese. Di tutto questo vi erano tracce chiare nei documenti che Ippolito Nievo doveva portare in continente. Era questo il motivo dei consigli criptici del console Hannequin, egli sapeva e conosceva anche quale sarebbe stato il destino del patriota italiano incaricato di far luce su questa vicenda.
Nievo si imbarcò la sera del 4 marzo del 1861 sul vapore Ercole con rotta per Napoli, circa 10 ore di navigazione. Naturalmente non arrivò mai a destinazione, il piroscafo si inabissò senza alcun superstite all’entrata del golfo napoletano. Tutti morti e il carico dei documenti in fondo al Tirreno per sempre! Dentro la cassa sigillata che Nievo doveva portare a Torino c’erano le prove documentate della pesante ingerenza del governo di Londra nella caduta del Regno delle due Sicilie. Vi era scritto come l’intendente aveva gestito un patrimonio in piastre d’oro turche fornite dagli inglesi con i quali erano stati pagati molti alti ufficiali del Re di Napoli; vi era scritto anche a quanto ammontava il tesoro in lingotti d’oro conservato nei forzieri del Banco reale di Palermo e del quale non vi era più traccia. Vi erano probabilmente scritti i nomi dei collaboratori, mediatori, politici e maneggini che avevano permesso il miracolo con cui mille uomini conquistarono il regno più vasto e ricco della penisola e lo regalarono ad una delle più piccole e micragnose monarchie d’Europa.
Questo fu l’inizio della nostra Italia Unita, quello che non compare in nessun libro di scuola ( ci mancherebbe) e di cui nessuno ha mai fatto cenno nei soliti discorsi ufficiali del tricolore che sventola sul Quirinale. Questa è solo la prima parte ma se il buon giorno si vede dal mattino…Decine di fatti e di personaggi, una Italia e un Meridione del tutto diversi dalla facciata di comodo, una quantità di punti oscuri da decifrare…… ma io scrivo d’amore e di vita, di musica e della mia generazione che fu proiettata in un futuro che non era questo, credemmo più o meno in un destino nuovo e in mondo nuovo. I localismi da cui provenivamo non avevano credito in quegli anni, sembrarono morti e sepolti: usammo la nostra giovinezza credendo che glissare sull’evidenza fosse farci un piacere. Poi in alcuni di noi si è fatta strada una musica diversa, più antica, ha messo in secondo piano il rock ‘ roll e si è fatta viva di nuovo la taranta.
Continuerò a scrivere d’amore.

giovedì 8 maggio 2025

Enzo Maiorca

Dalle rocce di Capo Murro di Porco tornerai alla tua essenza blu Enzo e sarai nuovamente libero 
negli abissi

mercoledì 7 maggio 2025

Nero su bianco


Scrivere mi affascinava, mi affascina, mi riesce di una facilità sorprendente: devo ringraziare la dolcissima professoressa che era mia madre se non ho mai sconfinato nella piaggeria fine a se stessa. Mi è venuta voglia di sfogliare l’album e di sorridere nascostamente a tutte queste parole messe ordinatamente in fila l’una appresso all’altra. E’ in questo luogo che gli anni riesco a tenerli a bada, solo qui posso permettermi di sbagliare e poi disquisirci sopra con charme e in rima. Fuori da qui ci sono solo schiaffi in faccia… qualcuno di essi riesce ad entrare fino all’anticamera di queste pagine.

lunedì 5 maggio 2025

CORSO DEI MILLE

Dalle mie parti a volte nevica, più spesso c’è un sole che spacca il cervello. Dalle mie parti chiunque è arrivato sempre via mare: anche oggi è così e capisco che per la gente di pianura può essere difficile entrare in quest’ordine di idee. Ho scritto dopo aver camminato nell’ultima porzione di Corso dei Mille a Palermo; ho scritto dopo aver attraversato per intero l’isola in cui sono nato.Volevo che questo scritto fosse diverso ma mi sono incantato davanti a un carretto pieno di frutta e verdura…era uguale ad uno che vedevo da bambino nel paese di mia madre. Ho chiesto al vecchio che fumava quanto costavano le pesche e glielo detto in italiano: mi sono sorpreso quando mi ha risposto. Da qui, da questi stessi luoghi, sono discesi i volontari di Giuseppe Garibaldi.
Più penso alla spedizione dei mille, più ne leggo, più ogni cosa mi appare inverosimile; potrei invocare il destino che tutto ordina e dirige, anche a nostra insaputa, ma sinceramente non mi basta. Al fondo di ogni cosa mi resta in bocca il sapore di uno scherzo che coi giorni è diventato storia concreta, di una goliardata romantica che alla fine devo guardare col rispetto del sangue sparso per un ideale che ancora, dopo 150 anni, chiede un riconoscimento che forse non arriverà mai. Dei Mille non c’è più traccia alcuna, solo un nome su un angolo di strada polverosa e vociante; eppure essi erano qui, vicino al ponte dell’ammiraglio partirono le prime schioppettate e caddero i primi morti. Questo straccio di nazione che ci è restato fra le mani, quella dei girotondi in piazza, di Berlusconi e di Umberto Bossi, di Monti e Di Pietro quella è nata qui, è nata sulle strade di quest’isola e ha iniziato a camminare il 5 maggio del 1860 sulla costa di Marsala che è molto più vicina a Tunisi che a Torino. A leggere di quei giorni sembra tutto naturale: lo scoglio di Quarto, i volontari, le idee e le giubbe rosse…c’erano uomini che in Sicilia ci volevano scendere, erano convinti che la spedizione si poteva e si doveva fare, che fosse un’occasione unica per dare alla storia una sterzata decisiva. Io adesso sento solo il silenzio della polvere che devasta l’ossario di Pianto Romano a Calatafimi e vedo lo squallore di una bandiera tricolore lasciata a seccare al sole d’estate. Sono siciliano ma gli uomini di questo governo mi hanno offeso e, con me, hanno ingiuriato tutti quelli che hanno provato a fare gli italiani dopo aver fatto l’Italia come disse Massimo D’Azeglio. Ho negato per quarant’anni che la frase di un illustre meridionale avesse un qualche significato storico o sociale: “ Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri…” Lo scrisse De Roberto nel romanzo i Vicerè, mettendola in bocca a un notabile siciliano nel periodo che immediatamente seguì all’annessione al Piemonte. Quella frase rimbomba feroce dentro di me, rimbalza sul mio sentirmi cittadino italiano, scivola sulla mia cultura e contraddice i miei ideali in qualcosa di più grande di una città o di una regione. Non voglio riscrivere la storia, voglio studiarla, analizzarla da varie prospettive e usarla per comprendere il mondo e la società in cui vivo. In fondo alla base di questo e di altri post c’è il desiderio di stimolare chi legge a riprendere in mano un libro o ad usare internet per capire meglio anche eventi e situazioni che si ritengono ormai ben conosciute. Io sono convinto che non sappiamo o sappiamo solo quello che ci è stato raccontato a senso unico, si chiama storiografia ufficiale e si fonda fondamentalmente su una presunzione di ignoranza e pigrizia mentale da parte della gente. Su questa base si installa poi il trend politico dominante o quello che fa più comodo al potere ufficiale. Questa è una delle storie possibili non l’unica. Il libro di Pino Aprile SUD è una FACCIA della realtà, una faccia ignorata da 150 anni. Fa comodo adagiarsi sulle confortanti notizie che giungono dalla bocca della verità ufficiale ma questa Italia ha iniziato il suo cammino unitario come Nazione poggiandosi su menzogne terribili. Il Regno delle due Sicilie era il più vasto e uno dei più ricchi delle penisola; erano gli altri in miseria. I più poveri e i più arretrati erano i ducati dell’appennino tosco emiliano, e molte regioni del Lombardo Veneto. Il regno di Sardegna navigava in acque scure, la politica estera brillante e incisiva di Cavour aveva dissanguato le casse e i Savoia erano alla frutta. Il regno più povero e arretrato dell’Italia di allora e anche il più retrivo era quello pontificio! Altro che luce divina, sangue e miseria materiale e morale! Uno schifo talmente forte da far rabbrividire gli studiosi di allora. Dobbiamo leggere, leggere e confrontare ipotesi e teorie! Dobbiamo sapere cosa fu la cosiddetta “lotta al brigantaggio” e come mai l’emigrazione iniziò DOPO l’unità… come mai questa nazione nuova e piena di buoni propositi fece letteralmente scappare milioni di poveracci che PRIMA sopravvivevano e dopo dovettero salvarsi attraversando l’oceano. Sta scendendo la sera, c’è odore di panelle e il cielo della mia città fra poco avrà quel colore impossibile blu che definisce e piega all’immaginazione anche i sogni più ribelli. Io sono siciliano…ho trascorso tutta la mia vita sperando di non essere solo quello ma è inutile, Corso dei Mille è solo il viatico di un’ emozione essiccata, perché la storia è passata da qui ma se n’è andata da molto tempo. Salutiamo.

sabato 3 maggio 2025

About


Le presentazioni virtuali che in questi anni ho letto in rete sono in gran parte ridicole: assiomi falsi e immaginari, ipocrisie con la presunzione di un ritratto fedele. Io sono quel che scrivo, il resto potete immaginarlo se volete e se la mia scrittura sarà adeguata ma non vi dirò mai che la realtà è esattamente quella che voi credete.