Oggi più di ieri, del sud e della sua isola più grande questo paese non può fare a meno. L’effimero ci prende, ci possiede: la relatività ci permea da secoli… ve la regaliamo. E’ un dono prezioso e un punto di riferimento contro l’assolutismo continentale che tutto vorrebbe chiuso in “logiche di mercato”. Avrei voglia di dire altro ma rimanderò ad una prossima occasione il desiderio di raccontare altro della mia terra “metafora” dell’Europa come diceva Leonardo Sciascia.
venerdì 30 gennaio 2026
giovedì 29 gennaio 2026
La vecchia generazione
Chi ha la mia età ha fatto, sbagliando più o meno, e adesso se dice di poter fare vi prende solo per il culo perchè usa SEMPRE IL SOLITO SISTEMA e quello non funziona; non vedi che anche se applicato con un abito diverso produce gli identici guasti? C’è violenza nel mondo: ideologica, culturale, sociale, fisica sessuale, ed è presente alla grande anche in quelli che hanno la tua età. E’ inutile che vi nascondiate dietro “l’irruenza giovanile”, dietro non c’è anagraficamente la tua generazione ma una molto più vecchia. Che vi prende per i fondelli e vi usa. Io leggo il prodotto di queste nuovissime generazioni in rete… è mediocre. La soluzione è essere giovani giovane Blogger e usare solo la tua testa pulita, scrivere di quella, confrontarsi alla velocità dei bytes e non chiudersi, non chiedere aiuti pelosi ai vecchi marpioni ( come me), ma aprire gli occhi ad un pianeta in cui abiterete voi soli perchè noi per fortuna saremo già trapassati
mercoledì 28 gennaio 2026
I miei territori
Mi è sempre piaciuto attraversare i miei territori, osservarne i movimenti e controllarne gli attori. Con un certo distacco però, senza influenzarne troppo le dinamiche naturali. Là dietro c’è la mia infanzia protetta e felice, immemore dei casini futuri, e appresso l’adolescenza più inquieta che mai in un mondo che cambiava cento volte al giorno. Ora nessuna di queste due cose mi fa male, ora stanno lì, allegre o furibonde, belle a vedersi ma concluse in se stesse… molti altri frammenti di vita hanno avuto lo stesso destino, dopo la nascita e lo sviluppo non sono morti ma girano su se stessi cristallizzati.
martedì 27 gennaio 2026
Giorno della Memoria
Il problema vero di un giorno come questo non è quello di aver memoria, ricordare, ma di capire e avere la forza etica di dire, mettendosi la testa fra le mani, Dio mio cosa abbiamo fatto! Ed espiare a lungo senza dare lezioni a nessuno, tantomeno di economia politica e ordine sociale. Non v’è memoria senza conoscenza e non può esserci sapere senza analisi. Senza lo studio di quelli che furono le premesse ideologiche della superiorità della razza, senza la conoscenza della storia tra il 1919 e il 1945 in Europa non ha senso nessun giorno della memoria. Esiste un’etica profonda e generale che l’umanità sconfessa con vergognosa noncuranza, un termine di confronto che attraversa intere generazioni e che viene rimpallato tra di esse come una pietra incandescente: brucia tra le mani e fa male, meglio dimenticare e dire io non c’ero, io non ne ho colpa. E’ il sistema con il quale, nei decenni posteriori a quello orribile del secondo conflitto mondiale, milioni di esseri umani hanno “ricordato” la Shoah e dimenticato i Gulag, le prigioni dei vietcong, Guantanamo, le carceri cinesi o quelle turche e ad altri innumerevoli campi di concentramento senza svastica. Altro che giornata della memoria, non abbiamo altro che complesse operazioni di cancellazione radicale
lunedì 26 gennaio 2026
I blog
I Blog sono un vezzo e una necessità culturale, sfruttano le possibilità dell’odierna tecnologia ma non sono poi migliori di un buon carteggio o della pagina scritta di carta. Sono soltanto più immediati. A furia di essere immediati sono anche diventati più stronzi e volgari, una pletora di oscenità letterarie e mentali, lo specchio fedele di questa società da basso impero o la logica conseguenza di certe premesse sociali e culturali presenti già 60 anni fa. Un dilemma irrisolvibile Il fatto che io senta con chiarezza che ciò che scrivo si perda per strada appena lo batto sulla tastiera non è un vezzo da piacione del cavolo: io sento che è così. Arriva poco dell’universo che mi gira dentro e, in genere, solo la parte più scomoda e conflittuale. Per dirla in altro modo, arriva solo la mia componente snob, critica, quella che mi fa apparire un arrogante ante litteram arrivato non si sa come in un ambiente di gente tranquilla e “normale”. Se fosse diversamente la blogosfera, me compreso, sarebbe un eden salvifico in cui ognuno potrebbe liberarsi e migliorare.
domenica 25 gennaio 2026
Tempo e misura
Credeva di averne di più, a dir la verità non lo aveva mai considerato: il suo tempo nel tempo che viveva giorno dopo giorno. Pur avendolo riempito di un’infinità di cose inutili e lunghe, anche sacrificandolo ad una quantità di altri tempi diversi per fogge e prospettive, pensava di averne davanti ancora una misura praticamente infinita.
sabato 24 gennaio 2026
venerdì 23 gennaio 2026
giovedì 22 gennaio 2026
A margine
A margine
Sto qui sul confine tra lettura e comprensione
privata.
Non è detto che la visione dal margine sia
meno profonda.
Da dove viene la musica sottile che hai lasciato
sull’uscio della tua scrittura?
L’immagine , la stanza
la tenda,
la vita
non sono lì per caso.
Non traduci
non traduco
i margini son fatti per
sfiorarsi,
gli alfabeti sono andati altrove
qui solo emozioni.
mercoledì 21 gennaio 2026
La Fede e il resto
Credo che non siamo solo quel che si vede o si scrive, non finiamo qui e non siamo terminati col nostro termine organico: vorrei chiamarlo Dio ma l’entità religiosa ufficiale con la quale sono cresciuto me lo ha tenuto distante da almeno 20 anni a questa parte. Non è colpa del Signore ma di certe interpretazioni, non è colpa della Croce ma dei roghi accesi attorno ad essa dagli uomini di chiesa. Spesso è stato il Vaticano ad allontanarmi dalle manifestazioni pubbliche di fede.
martedì 20 gennaio 2026
Le colonne d’Ercole
Parlerò d’amore anche stasera. Per non sapere fare altro. Parlandone mi avvicino a stringere quella sensazione, mi avvicino e mi fermo sul limitare di un totale dispiegamento. Oltre non è concesso a nessuno andare, oltre le colonne d’Ercole c’è l’infinito dramma del non ritorno, della vita senza un perchè.
lunedì 19 gennaio 2026
Le mie ragioni
Lui scriveva: bene o male scriveva, era molto pieno di sè riteneva di essere padrone della lingua e di avere, per i casi della vita, molti argomenti al suo arco. Molti leggevano, sì molti si erano voltati perchè la sua età anagrafica era superiore alla media delle sue frequentazioni, perchè era un italiano strano che aveva attraversato luoghi e storie. Lesse anche lei una volta per caso e commentò e lo fece in modo spettacolare, carezzò il suo ego come solo una donna adulta e consapevole poteva fare. Scoprirono alcune assonanze. Poi diventò una sinfonia. Virtuali come più non potevano essere, disperati come spesso siamo tutti, compirono l’errore di attraversare il confine: una mail privata e poi un numero di telefono. La sinfonia continuò per qualche tempo ma le orchestre erano diverse…lui se ne accorse prima ma era tardi. L’uscita dal teatro suscitò stupore, poi disillusione infine rabbia. Il teatro diventò un campo minato e tutto quello che un blog poteva regalare in termini di fastidio, equivoci e maldicenze lo regalò ai due protagonisti. E’ facilissimo andare a commentare da chi lo commenta. E’ facilissimo commentare al solo scopo di seminare dubbi e maldicenze. E’ persino banale utilizzare il “privato” in pubblico, stendere al sole del web una mail. Distruggere un blog utilizzando una relazione virtuale a scopo contundente è la cosa più facile del mondo : basta volerlo. Lui non scrisse più. Limò e sistemò la sua scrittura negli anni. Chiuse i commenti, poi li moderò, infine li lasciò liberi, ma l’eco dell’antica ferita col suo carico di dubbi segreti e delusioni profonde continua ad arrivare. C’era un blogger che scriveva da sempre e credeva che comunicare fosse vivere…e amare ma l’aver attraversato quel confine gli ha bruciato la fede negli interlocutori. La sua misura adesso se la vive in solitudine, guardingo poichè di lui è stato detto di tutto. Enzo in prigione, gli altri in libera uscita, adesso è finita.
domenica 18 gennaio 2026
Per Ness
Questo post me lo devo e te lo devo, almeno per quella lettrice fissa che da tempo mi gratifica della sua attenzione: ciò che scrivo è perfettamente attinente alla mia sensazione come blogger e come persona da qualche mese in qua.
Credevo in alcune cose e pensavo di fare sempre a modo mio, anzi ero certo che nessuno se ne sarebbe adombrato. Mi dicevo, se almeno qui non sei libero di manifestarti per intero, di seguire il tuo istinto primordiale che senso ha aprire un blog?
Sbagliavo, il fatto che ho continuato confusamente in gran parte a fare a modo mio non significa che sia il modo migliore di agire, ma questa non è una lezione di autocritica. è la trasposizione di una fine che sento imminente...anche in questo la scrittura è una liberazione per me. Ho il tempo a scadenza ormai.
Esistono blogger di valore, sono pochi, hanno cose da dire vere e le sanno dire: non sono quasi mai facilmente commentabili perchè sul loro tessuto intellettuale e letterario non c'è nulla da aggiungere. Esistono blogger "normali" che talvolta esplodono in una bellezza travolgente e tu non sai perchè e non li commenti ugualmente perchè la bellezza è abbagliante. Ci sono infine blogger mediocri, la gran parte, che riempiono di voci l'etere e vengono commentati in modo irrefrenabile. In ogni maledetto caso non è il numero dei commenti che fa il blog ma la loro qualità ed essa è legata in modo proporzionale al tenore di ciò che il lettore trova nel post.
Perchè la bellezza è contagiosa come la stronzaggine o la volgarità.
Non si può negare che spedire nell'etere il proprio riflesso esistenziale prevede la speranza di riceverne un'eco.
Negarlo significa mentire...se dico ti amo vorresti sentire almeno un "IO NO!" Quando non so che dire non dico, leggo attentamente e quasi sempre viene fuori l'anima nuda di chi ha scritto ( anche se l'autore non vuole): è a quel punto che ho voglia di lasciare una carezza o un piccolo segno di gratitudine per il piacere di aver condiviso ma dire solo ciao mi sembra sempre troppo poco...
Io sono certo che i Blog sono nati per comunicare e moriranno per lo stesso motivo ipertrofizzato in modo anomalo e maligno. Le regole imposte sono appunto la metastasi di questo modo bastardo di intendere il blog: a me è sempre successo di non ricevere parole se non regalo parole, la mia intuizione non basta ci vuole la dichiarazione palese di essa!
Dopo qualche settimana di scarso commentare la quasi totalità dei tuoi contatti si stanca e ti lascia vuoto a scrivere di te gridando in un universo silenzioso e assente.
In genere le cose migliori nascono così, dal silenzio che tira fuori la tua anima letteraria che poi finisce per affogare nel turbinio delle mille voci del web.
E' questo che in genere fa stancare un vero blogger: il senso di inutilità profonda del suo stato, non capire, non essere capito, non stare dentro il trend che si è creato...e rendersi conto di essere già altrove.
Sono definitivamente sfinito e disamorato, ho poco tempo e nonostante questo dato di fatto ho la presunzione di volere fare TUTTO, rispondere a tutti, leggere tutti, scoprire nuovi blog, incaponirmi in diatribe spinose...scrivere post decenti.
E' IMPOSSIBILE! Per me almeno lo è.
Per chi scrive solo per avere una chat più enfatica il problema non si pone.
Per chi ha deciso apriori di non spogliarsi mai fino in fondo possono bastare gli stracci eleganti lasciati al sole della convenienza.
Prima o poi qualcosa accadrà, ma per me sapere che un giorno, in quel momento preciso, io ci sono stato e che qualcuno ha rivolto lo sguardo verso di me e si è sentito meno solo assieme alla mia solitudine per ciò che ho scritto e il modo in cui l'ho scritto per me è un'iniezione di vita che vale per sempre.
Questo atteggiamento di base è insostenibile per più di un certo periodo, io non conosco nessuno capace di reggere il proprio ritratto che risuona in ogni momento nelle parole che regala agli altri per più di qualche mese, perchè inevitabilmente l'assoluto ti abbandona in una dimensione troppo ampia sia per te che per gli altri: così scrivi di meno e meno bene, immiserisci la tua creatura per poterle dare infine il colpo di grazia e chiudere il blog!
Ma io non chiuderò del tutto le porte alla mia espressività virtuale, cancellare definitivamente ciò che si è scritto con passione e attenzione significa uccidere l'autore di quelle parole, in questo caso un suicidio. Mi piace pensare, diversamente, che una riga sopravviva al suo autore... a volte penso che mi piace anche l'idea che qualcuno se ne appropri e la faccia sua e anche questo è fuori dalle regole e dal galateo della blogosfera ma è un concetto difficile e pericoloso da definire: su tutti i miei testi c'è il COPYRIGHT ma io parlo di una cosa diversa. Sarei orgoglioso se qualcuno si "appriopriasse" in modo intelligente e creativo dell'anima di quel che ho scritto e lo facesse suo a modo suo, penso che si possa definire un utile scambio intellettuale giocato su un terreno scabroso e instabile.
Andarmene da qua adesso, non scrivere più ad alcuni blogger sembrerà l'ennesima sciocchezza o colpo di teatro, per altri somiglierà a un gesto incomprensibile e fastidioso, forse ci sarà chi dirà "finalmente!", altri "figuriamoci se non lo faceva", altri ancora penseranno " vai definitivamente a quel paese!"
Per quanto mi riguarda, in fondo, sarebbe una liberazione da dinamiche relazionali con le quali non sono mai riuscito a convivere: la mia intenzione è quella di continuare a leggervi tutti e commentarvi laddove ha un senso farlo ma stare in pace a casa mia, risolvere a monte la questione equivoci e malevolenze che da sempre sono appiccicate ai miei blog senza che io vi abbia mai visto un nesso logico!
La mia intenzione è quella di lasciare questo spazio così com'è: nessun cambiamento e una estrema discrezione ma, per chi ne ha cuore, l'opportunità di ricordarsi positivamente di me.
Non posso fare diversamente per quello che ho in mente...nel frattempo il mio tempo svanisce... ho una biblioteca vastissima da esplorare, un pc funzionante alcuni blog da spulciare, Sai bene che in rete girano blog con ritmi e finalità assolutamente diverse da questo mio, io non sono riuscito a fare di più...
E questo post è veramente lunghissimo; ciao Gesualda.
sabato 17 gennaio 2026
Una vecchia storia
La moderazione è lo specchio della nostra assoluta mancanza di cultura e della inciviltà spacciata con spocchia per libertà d’espressione. Nell’abisso che sto guardando sotto di me ci sono anche tutti questi inaccettabili orpelli di cui la blogosfera è piena, la riedizione stucchevole di un mondo falso e pettegolo pieno di invidie e senza un briciolo di vera gioia. Io quando leggo certi blog mi illumino e godo non provo altro che piacere, non penso subito dopo a inficiarne l’armonia, penso invece a seguirne le tracce.
venerdì 16 gennaio 2026
In eterno
Io amo per l’eternità tutto quello che non posso avere e resta lì sospeso in un divenire senza tempo. Soltanto l’amicizia mi dà il senso vero del duraturo, l’amore è un’altra cosa; alla fine ciò che sopravvive è l’egoismo di cui ci nutriamo ogni giorno e che sopravvive scandalosamente sia all’uno che all’altro.
giovedì 15 gennaio 2026
L’altra scrittura
Si scrive per camuffare o vestire di sé l’altra scrittura, quella che ci portiamo dentro, quella che non lascia spazio a svolazzi sintattici e che non degna nessuno di benevolenze temporali. Ho scritto in anni lontanissimi quando non pensavo nemmeno lontanamente che il mio scrivere potesse rappresentare un simulacro esterno come un libro. Ne sono uscite cose come quelle che leggete: sono la mia verità? Sì lo sono e possono essere tenute in mano liberamente. I Media li leggo, li vedo, a volte li “sento” ma so perfettamente che è un momento: se ne andranno o peggio diranno cose terribili per me. Li rispetto e spesso non sono stato ricambiato: è il web, l’umanità, la cultura, la stupidità, la noia e l’abitudine. Siamo noi. Non ci sono guru nel mio panorama culturale, io sono sullo stesso livello di chiunque altro, appena mi colpiscono in modo becero divento di una spanna superiore sotto tutti gli aspetti. Non ho mai incontrato un’idea assoluta o un assoluto giusto. Siete tutti relativi, siamo tutti improbabili.
martedì 13 gennaio 2026
Un rito
Non c’è alcun senso visibile a questo battere sui tasti, è solo un bisogno in cui io o te che leggi aggiungiamo la storia che vogliamo o che ci siamo trovata fra le mani; ti avrei detto di più qualche anno fa, ti avrei raccontato bugie coloratissime e godibili, ti avrei significato la gioia e l’allegria posticce di raccontarsi in rete. Certe volte quello che hai dentro è troppo ingombrante e tracima dal tessuto della tua riservatezza anche contro la tua volontà. Altre volte invece la scrittura è un rito operato contro la solitudine del tempo, in altre occasioni ancora si scrive perchè si è convinti di non aver detto abbastanza e abbastanza chiaramente.
lunedì 12 gennaio 2026
La componente sociale dei social
Non avevo messo nel giusto conto questo aspetto del problema, non avevo riflettuto sul serio sulla componente “sociale” e di condivisione che gli umani usano fra loro; poco alla volta mi sono reso conto che limavo, smussavo, persino non dicevo in certi casi, quando io ero da tutt’altra parte e di tutt’altra idea. Tanto disponibile ad ascoltare e così poco fermo nel farmi ascoltare.
domenica 11 gennaio 2026
UN DOMANI REGALATO AL CUORE
L’incomprensione ci isola
e ci umilia
non lascia di noi che la riga sottile che ci divide.
Le distanze misurate
urlate
temute
sono soltanto la nostra voluta
impotenza,
se ci regalassimo uno sguardo
uno solo
senza aggiunta alcuna
senza ieri ne oggi
e un domani regalato al cuore
antico di ciò che fummo.
Se la solitudine non giocasse così spesso
con noi.
e ci umilia
non lascia di noi che la riga sottile che ci divide.
Le distanze misurate
urlate
temute
sono soltanto la nostra voluta
impotenza,
se ci regalassimo uno sguardo
uno solo
senza aggiunta alcuna
senza ieri ne oggi
e un domani regalato al cuore
antico di ciò che fummo.
Se la solitudine non giocasse così spesso
con noi.
Accorgersi di vivere è un attimo
sabato 10 gennaio 2026
Un gesto rivoluzionario

Ci sarà sempre un mercato più esteso del nostro mercatino rionale che detterà i prezzi e le scelte economiche al nostro posto: mandarlo a quel paese è un atto politico o di poesia? Pretendere di organizzare la nostra convivenza secondo i dettati contrari all’attuale macelleria sociale è gesto politico oppure etico? Fregarsene delle necessità dei mercati globali e tornare alle nostre dimensioni vere è la vera rivoluzione
venerdì 9 gennaio 2026
UNA LINEA SOTTILISSIMA E TENACE
Andiamo con ordine, col mio ritmo evidentemente. Il primo incontro con la musica riguarda l’infanzia e il teatro alla Scala: il primo pensiero che in qualche modo costeggiava l’amore fu dedicato ad un giovane primo violino dell’orchestra che suonava il secondo per violino e orchestra di Brahms. Il sentiero è stato molto lungo ed io continuo a percorrerlo: vorrei sinceramente saper fare musica, mi sono accontentato di trasmetterla in radio ma lei è sempre lì intorno ed è per questo che i brani li abbino. Spesso scrivo un post perché prima ho sentito una musica e ho deciso che era “la musica”. E’ un fatto molto più personale delle righe del post, è una decisione intima e le parole le vanno appresso. Tutti quelli della mia generazione sono diventati dei macigni, i migliori delle pietre rotolanti e come tali destinati a schiantarsi giù in fondo; rotolando abbiamo attraversato quasi tutto l’attraversabile e di fatto ci siamo allontanati da ogni cosa. Lo dico e la cosa finisce lì perché non ho niente da insegnare e francamente non mi pongo più il problema della consistenza del mio macigno ruvido. Cosa ho fatto negli ultimi 50 anni?
Ho ascoltato Dylan per esempio “non hai mai capito che non era una cosa positiva non hai mai lasciato che altre persone si prendessero i calci destinati a te. Eri abituata ad andare a spasso sul cavallo cromato con il tuo diplomatico che portava sulla sua spalla un gatto siamese. Non è difficile scoprire che lui non è dove ha detto che sarebbe stato dopo che ha ottenuto da te tutto ciò che poteva rubarti “.Ma anche i Rolling e i Genesis e poi Faber e i Led Zeppelin. C’erano gli Who e Jimi e i Jefferson Airplane e tutti nostri cantautori. Mi illudo che cantino per me, che mi dicano -ehi stronzo non ti sei stancato di battere su una tastiera? Hai provato a raccontarci, a raccontarti?- Non ne sono sicuro, forse, tra una fuga e l’altra ma senza alcuna autoanalisi ormai, non qui e non adesso. Voi vedete spiragli? Io vedo spazi immensi e spesso vuoti di idee e di musica. Mi accendo una sigaretta e non mi domando più dove ho posato il mio fardello. È probabilmente a causa di ciò che sono insopportabile ma in fondo basta rispedirlo al mittente con la tassa a suo carico. Tu dici che tutto sta dentro l’ultima frase? Azz, sono nudo, il tempo si è contratto e poi dilatato e mi ha fregato: c’era una marea di roba lì dentro e adesso si è sparpagliata ovunque e dice a tutti quello che veramente sei: un clochard di lusso, uno di quelli cui si diceva – il tuo fondo schiena è stata una parte molto apprezzata nei suoi tempi migliori, non è vero? Le persone ti hanno chiamata, dicendo “Attenzione bambola, stai per arrivare al tramonto-
Sì è vero le musiche le abbino, mi piace ma in fondo non cambia poi nulla e la solitudine resta com’è, scritta o cantata non perde l’abito che le è proprio. Lei sta lì entra e esce da questo spazio o da altri: mi possiede. Certe volte penso che era già accanto a me quella sera di febbraio quando mi sedetti in sala e le luci del grande teatro pian piano di abbassarono per lasciare spazio all’orchestra. Iniziò da lì l’incantamento sottile e perpetuo che ha segnato la mia vita, un piccolo segno o una nota piccola, esitante ma già definita
Ho ascoltato Dylan per esempio “non hai mai capito che non era una cosa positiva non hai mai lasciato che altre persone si prendessero i calci destinati a te. Eri abituata ad andare a spasso sul cavallo cromato con il tuo diplomatico che portava sulla sua spalla un gatto siamese. Non è difficile scoprire che lui non è dove ha detto che sarebbe stato dopo che ha ottenuto da te tutto ciò che poteva rubarti “.Ma anche i Rolling e i Genesis e poi Faber e i Led Zeppelin. C’erano gli Who e Jimi e i Jefferson Airplane e tutti nostri cantautori. Mi illudo che cantino per me, che mi dicano -ehi stronzo non ti sei stancato di battere su una tastiera? Hai provato a raccontarci, a raccontarti?- Non ne sono sicuro, forse, tra una fuga e l’altra ma senza alcuna autoanalisi ormai, non qui e non adesso. Voi vedete spiragli? Io vedo spazi immensi e spesso vuoti di idee e di musica. Mi accendo una sigaretta e non mi domando più dove ho posato il mio fardello. È probabilmente a causa di ciò che sono insopportabile ma in fondo basta rispedirlo al mittente con la tassa a suo carico. Tu dici che tutto sta dentro l’ultima frase? Azz, sono nudo, il tempo si è contratto e poi dilatato e mi ha fregato: c’era una marea di roba lì dentro e adesso si è sparpagliata ovunque e dice a tutti quello che veramente sei: un clochard di lusso, uno di quelli cui si diceva – il tuo fondo schiena è stata una parte molto apprezzata nei suoi tempi migliori, non è vero? Le persone ti hanno chiamata, dicendo “Attenzione bambola, stai per arrivare al tramonto-
Sì è vero le musiche le abbino, mi piace ma in fondo non cambia poi nulla e la solitudine resta com’è, scritta o cantata non perde l’abito che le è proprio. Lei sta lì entra e esce da questo spazio o da altri: mi possiede. Certe volte penso che era già accanto a me quella sera di febbraio quando mi sedetti in sala e le luci del grande teatro pian piano di abbassarono per lasciare spazio all’orchestra. Iniziò da lì l’incantamento sottile e perpetuo che ha segnato la mia vita, un piccolo segno o una nota piccola, esitante ma già definita
—————————– UNA LINEA SOTTILISSIMA E TENACE———————————
che divide come un bisturi la mia vita: di qua e di la ma anche sotto e sopra. E’ un gioco maledetto perchè non ha un senso compiuto ( non adesso) non ha tempi definiti o prevedibili. Scambia le posizioni, inocula il presente nel passato e ne fa cosa nuova. Le scuse, i giudizi, le poesie, le parole, i segni, le lacrime, i sorrisi i miei amici e i miei sogni, le mie terribili irritazioni e la mia quieta malinconia di sempre, la linea attraversa tutto e se ne frega di me è sempre un passo davanti a me. So esattamente dove andrà a colpire, il mio corpo si sta preparando, non bisogna far altro che vivere.
giovedì 8 gennaio 2026
mercoledì 7 gennaio 2026
lunedì 5 gennaio 2026
Siamo così
Siamo così? la rete ha tempi e numeri particolari e velocissimi: io posso controllare il MIO blog ma se lo stronzo in questione mi offende e mi infastidisce altrove? Se lo stronzo scrive male di me dai miei commentatori oppure diffonde notizie false o denigratorie su di me sui blog che gli fanno corona, la mia moderazione non serve a nulla. Si può tranquillamente farsi beffe di me in un bel convivio di simpaticoni che si sganasciano dalle risate alle mie spalle. La Blogosfera è così perchè molti blogger sono così, perchè la Rete, questa Rete, rispecchia e ingigantisce anche i nostri peggiori aspetti come esseri umani, moltiplica in mille facce la nostra ignoranza e la superficialità arrogante con cui giudichiamo le cose e le persone.
domenica 4 gennaio 2026
sabato 3 gennaio 2026
Nostri e nient’altro
Io credo che siamo solo nostri, che ciò che condividiamo con un sorriso di piacere resti nostro per sempre. Ci credo fermamente e se racchiudo in un solo fardello questi anni di scritture non c’è niente di cui riesca a vergognarmi, nessuna parola che non vorrei aver detto. Scrivo per capire e sono un egoista, ogni tanto incontro uno scoglio più ruvido di me, altre volte una baia piena di vento e me la giro tutta.
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