E’ al mare che ho conosciuto che devo la mia vita, al suo scintillio dorato lungo la spiaggia di Vendicari, alla sua eco nel solitario e ventoso arco di sabbia di Capo isola delle Correnti che devo il mio senso del tempo che mal si adatta ai ritmi sciocchi di quest’altra vita. Quel mare, il mare della mia terra non somiglia in nulla ai succedanei che vedo dappertutto attorno a me: stona in modo terribile con ciò che il mare ( anche quello siciliano) è diventato. Non riesco sulle spiagge con migliaia di ombrelloni in fila a leggere la metafisica della terra che abito e, senza di essa, io sono nulla, non esisto. E non scrivo.

Adoravo il mare poi ho scoperto la solitudine della montagna con i lunghi sentieri, i boschi, le vallate, i laghetti..zaino in spalla intorno il nulla..in cielo uccelli e grifoni..in terra qualche lepre o cerbiatto..e poi i fiori quelli belli, quelli colorati..un giorno mi sono arrampicata ed ho trovato un prato di orchidee (protette)..gli insetti e le farfalle che si posano sulle dita..ho scoperto che in montagna puoi gridare forte mentre "abbracci" il tronco di un albero..alla fine diventi solitario..ti cibi solo di spazi immensi e di echi, i tuoi..
RispondiEliminaBuongiorno Enzo
Penso che tu come me sia attratta dallo spazio in cui senti di poter essere parte: non importa il luogo geografico conta solo la dimensione che hai dentro e cerca l'altra gemella con cui riunirsi.
EliminaSi..qualcuno che ha le mie stesse percezioni..allora non sono pazza come dicono
RispondiEliminaChi lo dice Ness?
EliminaPiuttosto come mai non rispondi sul tuo blog ai commenti? Credo che tu ti sia stancata di certe dinamiche...
Lo dicono "tutti quelli che mi conoscono"!! Alla fine diventi come un "lupo solitario" inutile spiegare nessuno prova a capire e piu facile dire che uno è "matto"..
RispondiEliminaAi commenti non so che rispondere, la maggior parte non entrano in sintonia col mio pensiero..ad un tuo commento ho risposto con una mail, siamo cosi simili..mi piace piu leggere i blog e lasciare un commento, non lo lascio mai casualmente è sempre un pensiero che ho dentro perché lo scritto mi da qualcosa..
Forse nessuno ti conosce.
EliminaE' probabile che tu sia "faticosa" e nessuno abbia voglia di faticare: l'intuito in questi casi serve moltissimo ma è diventato merce rara.
Forse sei stata troppo ferita e le tue cicatrici ti tirano indietro, non è facile avere rapporti con gente ferita.
La tua scrittura è apparentemente indecifrabile, sprazzi improvvisi e oscurità impenetrabili, bisogna rileggerti varie volte ( chi lo fa in rete?) e ugualmente resti ermetica. Credo che tu abbia paura a mostrarti e sarebbe comprensibile. Sei letta, a quel che vedo, da blogger semplici che vogliono parere complessi, tutti tranne rarissime eccezioni dicono dentro un codice interlocutorio standardizzato e rigido, tutti restano in superficie non conoscendo il fondo della tua scrittura, per tale motivo "non entrano in sintonia col tuo pensiero". Ma sono realmente interessati? So bene che mi parli solo perchè quel che scrivo ti parla e lo ritengo una specie di miracolo godendolo finchè dura...Siamo simili è vero ma non è una virtù piuttosto una spinosa condizione esistenziale.
Quello che scrivi mi attraversa l'anima, credo di averti gia scritto che amo i tuoi post al pari dei tuoi commenti..è come prendere un vestito dal tuo armadio e calzarlo perfettamente..trovare qualcuno cosi simile che sembra scrivere i tuoi pensieri..qualcuno che ti spoglia il pensiero..io l'ho sentito subito che ciò che scrivevo non aveva bisogno di spiegazioni..nessuno a voglia di andare oltre, non lo trovi nella realtà e non lo trovi nel virtuale..
RispondiEliminaBuona serata
Quel mobile era lì da tempo, nessuno ricordava più da quanto, nessuno sapeva nemmeno come ci era arrivato. L'armadio e tutto il resto abitavano quelle stanze da sempre apparentemente.
EliminaLui era tornato per riprendersi una cittadinanza che gli apparteneva; lo aveva capito una settimana prima mentre attraversava il silenzio di una vita e di una città straniera. Il pensiero aveva iniziato a farsi strada lentamente tra un caffè e certe discussioni di lavoro...una sensazione sottile ma precisa, quella di un'ultima occasione e di una scelta definitiva. Quanti anni avaveva usurato cercandosi nelle vite altrui? Quante volte aveva denudato l'anima, spogliata, estroflessa, posata lontano da sè credendo di averne poi maggiore consapevolezza? Errori, errori voluti in parte, traduzioni difficili a negare una realtà semplice: apparteneva ad altro, a una dimensione che nessuno voleva condividere e la solitudine profonda della sua vita nasceva da lì da quell'esercizio che lo aveva allontanato da quelle stanze e da quell'armadio.
Sarebbe stato amato ancora una volta? Così senza pregiudizi, con un'antica naturalezza che adesso sentiva scorrere nelle vene mentre si aggirava da solo in casa? Era cresciuto, fuori, era invecchiato e molte misure non corrispondevano più...le crucce con gli abiti appesi che un tempo sembravano troppo alte per un bambino adesso erano lì a portata di mano. Non era cresciuto aveva solo permesso che qualcosa, un altro tempo si sovrapponesse al suo primitivo, che ne cambiasse i connotati e gli proponesse nuove verità: succede più spesso di quanto si pensi, una vita sola non ci basta e le altre parallele confondono la vista in prospettiva lunga...c'è gente che ci muore così.
Aveva deciso la sera prima, di getto, una volontà grande, immanente, invincibile: tornare a riprendersi l'abito giusto che era suo dall'inizio, quello che nessun altro poteva indossare senza apparire una caricatura ridicola.
Spalancando le ante dell'armadio non aveva previsto che ci fosse anche lei! Eppure avrebbe dovuto immaginarlo: non si è mai soli nell'unico amore che incontri nella vita, l'altro negato e perso, mal giudicato e mal vissuto si era soltanto messo da parte...in una attesa elementare e silenziosa. Ogni cosa si adattava a pennello, ogni gesto era risaputo, ogni frase nella misura esatta della sua origine mentale, non cerano equivoci, lo spazio intorno lo guardava quieto. Adesso sapeva che avrebbe potuto iniziare a scrivere e se anche non ne avesse avuto tutto il tempo necessario lei avrebbe completato l'opera col suo medesimo sorriso.
FALLO NESS.
Non sarei riuscita, cosi come ha fatto il tuo scritto, a descrivere con le parole questo stato "d'essere"..in ogni frase ho immaginato di concretizzare i miei stati d'animo con le tue parole..è un vissuto realmente simile il nostro? Tu lo capisci cosi bene anche quando io non lo so spiegare..
RispondiEliminaBuona notte Enzo
Ness, non c'è quasi mai nulla da dire su un post: se esso è scritto bene e ha sostanza in genere nessuna aggiunta è necessaria. Allo stesso modo se è una vera sciocchezza commentare è un gesto inutile.
EliminaCosì le dinamiche di un blog vanno a farsi benedire!
Ho pensato e letto il tuo commento e l'unica cosa era, per me, scrivere un post che dipanasse i nostri pensieri in modo coerente; non so dirti con certezza se il nostro vissuto è davvero simile...ho scritto sull'onda dell'immediato così come hai letto...ho scritto di me partendo da te, è il modo più civile e corretto per interloquire ad un certo livello e tu quel livello lo possiedi. Se ciò che ne è uscito lo ritieni valido ebbene riscrivilo tu. Fallo tuo, pubblicalo da te senza nominarmi e senza che vi sia la possibilità che entrino qui, a me faresti un regalo.
Il regalo l'hai fatto tu a me perché non ti sei fermato sui puntini di sospensione ma hai plasmato il mio pensiero..la prima volta hai scritto "c'è ges c'è ness c'è un prof non ho capito molto ma tornerò" cosi è stato, profondamente..gelosamente lo faccio mio questo pensiero ma l'hai creato tu non potrei mai rubare le tue parole..
RispondiEliminaBuona serata